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Tangenti mense scolastiche: "Volevano farle pagare ai lavoratori"

27 Settembre 2011
Filcams, Fisascat e Uiltucs a proposito degli arresti dell'inchiesta "Easy money"

A proposito degli arresti di ieri relativi all’inchiesta sugli appalti nelle mense scolastiche, qualche osservazione a buon titolo spetta anche ai sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil.

 

Nelle scorse settimane, infatti, si è svolta una faticosa trattativa proprio con Copra e Parma Multiservizi, che tentavano di ridurre gli organici, tagliando le ore previste dai contratti per il servizio mensa nelle scuole materne e in alcuni nidi del Comune di Parma. Tale operazione, secondo il sindacato, avrebbe messo fortemente in discussione sia i diritti e il reddito delle lavoratrici (in prevalenza donne con contratti part time, quindi già fortemente penalizzate), sia la qualità del servizio erogato ai bimbi.

 

Le ditte appaltatrici sostenevano che tale modifica fosse dettata dalla necessità di recuperare margini di profitto in quanto il corrispettivo previsto dal Comune non avrebbe coperto i costi. “Ora si comprende meglio – commentano esasperate le rappresentanti delle lavoratrici – quale fosse la vera ragione che portava l’azienda a comprimere sempre di più il costo del lavoro, a scapito delle addette e dei bambini. Volevano far ricadere su di noi il costo delle tangenti”.

 

Non solo: i sindacati, durante la vertenza, hanno informato l’assessorato alle Politiche Educative della situazione, e richiesto un intervento sulle ditte appaltatrici. Per tutta risposta hanno ricevuto unicamente dall’assessore Bernini una lettera fredda e formale, in cui dichiarava non essere di sua competenza intervenire sull’organizzazione del servizio.

 

Ancora una volta, constatano amaramente sindacati di categoria e rappresentanti dei lavoratori, queste vicende confermano che il proliferare degli appalti sui servizi di pubblica e primaria utilità rischia di favorire, grazie anche alla mancanza di controllo e trasparenza, il diffondersi del malcostume e dell’illegalità. Si ribadisce quindi l’urgenza di rafforzare quelle norme e procedure volte a tutelare utenti e lavoratori, tramite un attento controllo di tutto il processo di affidamento: altro che snellire le procedure burocratiche come vorrebbe l’ineffabile ministro Brunetta, che solo ieri – sarà un caso – proponeva di abolire la certificazione antimafia dovuta dalle imprese.

 

Ciò che occorre è che le stazioni appaltanti collaborino, a differenza di quanto fanno oggi, al funzionamento dell'Osservatorio Provinciale sugli appalti di servizi. Lascia sconcertati la sufficienza con cui, in generale, gli enti pubblici, trattano gli appalti, eppure in tutti i casi di corruzione emersi fino ad ora erano in atto delle vertenze sindacali a tutela del lavoro e della leale concorrenza economica.

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