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Part-time in Azienda Ospedaliero-Universitaria

17 Maggio 2011
Secondo i sindacati di categoria si adottano misure scorrette

Nonostante la circolare della Regione Emilia Romagna, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma sta utilizzando, in modo ritenuto grave dai sindacati di categoria FP CGIL, CISL FP, UIL FPL, FIALS e FSI, procedure che costringono i dipendenti con contratti part-time a rivedere i contratti individuali pur ritenuti funzionali all'organizzazione, aggiungendo la temporaneità in netto contrasto con la norma e dimostrando di non comportarsi secondo i principi di correttezza e buona fede.

 

Perché l’Azienda ha deciso di non tenere conto delle disposizione della Regione in cui opera proprio sull'istituto del part-time, che trova il suo fondamento nel bisogno di conciliare i tempi di lavoro con quelli della vita, in particolar modo per le lavoratrici? In quale passaggio della circolare si fa riferimento alla “temporaneità”?

 

FP CGIL, CISL FP, UIL FPL, FIALS e FSI ribadiscono la propria contrarietà a tali disposizioni, diffidando l’Amministrazione dal continuare con le procedure attivate e confermano l’intenzione di tutelare i lavoratori anche avviando vertenze collettive o individuali. Invitano inoltre tutti i dipendenti a non firmare alcun modulo, in quanto l’attuale contratto a part-time non prevede alcuna scadenza.

 

I sindacati di categoria chiedono inoltre, con forza, il rispetto degli attuali part-time ante e post 2008; nessuna revoca unilaterale dei part-time attualmente in essere ma esclusivamente sulla base di adesioni volontarie; la rivalutazione dei part-time solo in presenza di contratti recanti le causali che ne hanno determinato la concessione, perché la legge lo prevede e in presenza di reali, particolari situazioni organizzative, in nessun altro modo risolvibili; nessuna accettazione di meccanismi di “alternanza” tra nuovi (in attesa) e vecchi part-time, secondo la giustificazione di non potere concedere nuovi part-time in quanto i vecchi, quelli concessi prima del 2008, impedirebbero ai nuovi richiedenti di ottenerne la concessione: questo è falso, una tesi non supportata dai fatti.

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