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APE Sociale e Anticipo pensionistico precoci: INCA e CGIL Parma presentano il bilancio della fase 1

3 Agosto 2017
A Parma il Patronato di via Confalonieri ha evaso oltre il 40% delle richieste di certificazione della provincia. A ottobre la fase 2

Sono stati presentati stamattina in conferenza stampa da INCA e CGIL Parma i dati relativi al bilancio della prima fase sul territorio provinciale della campagna su APE Sociale Anticipo pensionistico lavoratori precoci, provvedimenti che configurano nuovi canali di flessibilità in uscita ma con caratteristiche differenti: l’APE Sociale è una vera e propria indennità ponte verso la pensione ed è un provvedimento temporaneo, mentre l’Anticipo per i precoci è appunto la possibilità di accedere anzitempo alla pensione.

"A Parma e provincia - ha spiegato la direttrice del Patronato, Nadia Ferrari - abbiamo presentato quasi  200 richieste tra  certificazione e domande, di cui circa due terzi per precoci e le altre per Ape sociale, su un totale nazionale di 66.409 domande complessive (dati INPS). Va detto che le consulenze svolte, per la stragrande maggioranza relative a uomini, sono state molte di più, circa tre volte le richieste effettivamente presentate: questo perché la verifica dei requisiti ma anche il reperimento della documentazione per poterli certificare non era affatto semplice”. “Segnaliamo – ha aggiunto la direttrice del Patronato - che l'INCA CGIL ha di fatto evaso  il 40% delle richieste di certificazione in provincia di Parma".

In Emilia Romagna le domande presentate sono state oltre 4800, più del 50% delle quali gestite dall'INCA.

"A Parma e provincia - ha spiegato la direttrice del Patronato, Nadia Ferrari - abbiamo presentato quasi  200 richieste tra  certificazione e domande, di cui circa due terzi per precoci e le altre per Ape sociale, su un totale nazionale di 66.409 domande complessive (dati INPS). Va detto che le consulenze svolte, per la stragrande maggioranza relative a uomini  sono state molte di più, circa tre volte le richieste effettivamente presentate: questo perché la verifica dei requisiti ma anche il reperimento della documentazione per poterli certificare non era affatto semplice”. “Segnaliamo – ha aggiunto la direttrice del Patronato - che l'INCA CGIL ha di fatto evaso  il 40% delle richieste di certificazione in provincia di Parma".

In Emilia Romagna le domande presentate sono state oltre 4800, più del 50% delle quali gestite dall'INCA.

Alla conferenza stampa è intervenuto anche Massimo Bussandri, segretario generale CGIL Parma, che ha rilevato come “nel complesso sia confermata l’impressione iniziale circa il fatto che questi strumenti rappresentano una risposta certamente utile ma molto parziale, che si rivolge solo ai casi più spinosi ma che non risolve il problema del “fabbisogno pensionistico” che si avverte oggi in questo paese”. “Sono emersi i limiti evidenti di questi strumenti (i 7 anni di range che sono troppo pochi, l’esclusione di molti lavoro gravosi, i limiti contributivi un po’ troppo alti), che ci portano a ribadire che nella fase 2 della discussione sulle pensioni in atto con il Governo, ci sarà bisogno intanto di aggiustare questi strumenti, ma anche di andare oltre. Occorre infatti riprendere il tema della flessibilità in uscita, soprattutto legandolo al riconoscimento del lavoro di cura (in particolare riferito alla platea femminile), e occorre superare l’automatismo dell’aspettativa di vita. Sappiamo già infatti che dal 2019 saranno caricati 5 mesi di fatto di aspettativa di vita: per questa strada rischiamo di entrare dentro un film che non sarà socialmente sostenibile”.

La fase 2 della campagna è attesa per ottobre, quando l'INPS farà sapere quali domande di certificazione saranno state accolte e sarà dunque possibile presentare la vera e propria domanda di accesso al trattamento richiesto.

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