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Strage di Barletta e “Forza gnocca”: le donne meritano rispetto e un lavoro dignitoso

7 Ottobre 2011
Nota stampa di Patrizia Maestri, segr. gen. Cgil Parma

“Ritengo doveroso spendere alcune parole a commento di due fatti apparentemente non collegati tra loro, ma che chiamano in causa ancora una volta, intrecciandosi, la questione della dignità delle donne, come cittadine e lavoratrici, oltre che come persone meritevoli di rispetto e di una rappresentazione finalmente spogliata di sessimo e volgarità da osteria.

Mi riferisco alla strage di Barletta, dove cinque donne (di cui quattro operaie tessili che lavoravano in nero) hanno perso la vita, per meno di quattro euro all’ora, in quella che il presidente Napolitano ha prontamente definito una “inaccettabile sciagura”: una tragedia che è figlia della crisi economica, della sottocultura della irregolarità e di un’idea del lavoro come ricatto (“meglio guadagnare pochi euro in nero che fare la fame”) di cui purtroppo soprattutto le donne sono vittime.

Un dramma che fa il paio, in modo stridente, con l’ennesima battuta del nostro presidente del Consiglio, che avvertendo la necessità di cambiare il nome del proprio partito per aumentarne l’appeal elettorale, ha pensato bene, nelle stesse ore in cui si celebravano i funerali a Barletta, di proporre – scherzosamente, s’intende – di chiamarlo “Forza gnocca”.

Ora, bisogna pure dirlo: non se ne può più. Le donne si vergognano di vivere in un Paese dove il Parlamento è diventato il luogo in cui si offendono pressoché quotidianamente e liberamente  le rappresentanti del “sesso debole” e in cui un lavoro al massimo ribasso può ucciderti senza che il ministro del Lavoro si scomodi a dire qualcosa. Il lavoro nero risulta così legittimato in una situazione in cui, in nome della competizione, le imprese impongono diktat insostenibili a cui si vorrebbe che lavoratrici e lavoratori continuino a piegarsi, in una intollerabile deriva di arretramento e perdita di diritti faticosamente conquistati.

Forse è ora che proprio le donne mandino a casa Berlusconi e soci.

Gli uomini possono anche sorridere delle battute del Primo Ministro, ma devono capire quanto svilimento e squallore ci siano dietro quelle parole, con cui, ancora una volta, Berlusconi colpisce, attraverso le donne, le Istituzioni stesse, danneggiando il Paese e mettendo una ulteriore ipoteca sulle sue possibilità di ripresa”.

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