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Prestazioni assistenziali, l’Inps rimuove la disparità di trattamento verso i cittadini stranieri

13 Settembre 2021
Un risultato frutto di numerosi ricorsi e contestazioni

Finalmente l’INPS, con un messaggio interno, grazie alle pressioni e alla costante attività dei patronati INCA CGIL e INAS CISL di Parma, ha rimosso alcune forzature burocratiche che impedivano a molti cittadini stranieri l’ottenimento di importanti prestazioni assistenziali.

Alle persone riconosciute invalidi civili dall’INPS stessa e prive di fonti di reddito, spesso ammalatesi in Italia dopo anni di lavoro, era richiesta documentazione catastale anche da paesi in cui il catasto non esiste o altre documentazioni che dichiarassero la non esistenza di redditi o pensioni, senza specificare quale fosse l’”autorità competente” del paese di origine.

Un accanimento burocratico, anche in tempo di pandemia, che negava la validità dell’autocertificazione anche da parte dei cittadini di paesi in cui le autorità consolari italiane possono acquisire tutta la documentazione necessaria, come previsto dal Decreto Interministeriale del 21 ottobre 2019.

Si trattava con ogni evidenza di una disparità di trattamento, con conseguenze evidenti di discriminazione economica, unicamente sulla base della nazionalità, che portava all’impossibilità di beneficiare di prestazioni assistenziali rivolte a persone bisognose e invalide, riconosciute tali dalle commissioni mediche italiane, in contrasto con le norme antidiscriminatorie previste nella Costituzione Italiana (art. 3) e nel Diritto dell’Unione Europea.

I patronati INCA e INAS si aspettano ora dall’Istituto il riesame delle precedenti prestazioni.

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