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Manovra e nuovo attacco insensato alle pensioni

30 Agosto 2011
Sotto bersaglio militare e università

La soddisfazione di Berlusconi e Bossi per come nella giornata di ieri hanno concluso la trattativa sulla manovra economica desta sconcerto: per salvaguardare i redditi sopra i 150.000 euro, che evidentemente toccano il cuore del nostro Governo, e che dunque non pagheranno più la tassa di solidarietà, si costringono operai (soprattutto) e impiegati a rimanere un anno in più al lavoro. Se la manovra passerà con le ultime modifiche, sarà cancellata la norma che consentiva, tramite apposita domanda, di fare valere il periodo di servizio militare per il raggiungimento del requisito di pensione di anzianità, oltre alla norma che consentiva di riscattare – pagando (negli ultimi anni cifre cospicue) – gli anni di Università, in questo provocando un prolungamento lavorativo di 4/6 anni.

                  

Quando si tratta di colpire i redditi alti il Governo si pone mille problemi di legittimità, mentre quando si tratta di vessare i lavoratori normali non si fa scrupoli: norme (per le quali i lavoratori hanno anche pagato) esistenti da decenni vengono allegramente messe in discussione, con il consenso di Cisl e Uil, in quel di Arcore dagli statisti di Lega e PDL (in quelle stesse ore sparivano anche i pochi tagli ai costi della politica).

 

Un problema ulteriore si porrà ora anche per quei lavoratori in mobilità (cioè licenziati), già colpiti dal provvedimento di luglio (che allunga fino a tre mesi l’età per andare in pensione) e che, se la manovra sarà approvata in questi nuovi termini, si troveranno all’improvviso disoccupati e ancora lontani dalla pensione. Con quale reddito sopravvivranno nel frattempo?

 

Queste scelte avrebbero effetti drammatici anche in aziende importanti del nostro territorio, come la Sidel, dove pure il sindacato ha ottenuto a suo tempo un buon accordo sulla mobilità per decine di lavoratori, che potrebbe essere vanificato. Vi sono infatti casi di lavoratori in mobilità che erano tranquilli sapendo di poter accedere alla pensione al termine di tale periodo, e che oggi si troverebbero di fatto senza reddito né da lavoro né da pensione.

 

In un momento di crisi economica e produttiva, in cui ogni giorno nuove aziende chiedono al sindacato di fare accordi per utilizzare strumenti come la mobilità o altri ammortizzatori sociali, come può il Governo introdurre misure così pensanti che invalidano gli accordi stessi e la tenuta del sistema sociale ed economico?

 

Ogni ora che passa si rafforzano le ragioni che hanno portato la Cgil a proclamare lo sciopero generale del 6 settembre contro un Governo che non ha il minimo rispetto dei lavoratori. Una manovra già pessima all'inizio invece di essere migliorata, nel senso di una maggiore equità, viene peggiorata per difendere gli interesse dei ceti abbienti, la casta dei ricchi.

 

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