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Le controproposte della CGIL

12 Agosto 2011
alla manovra di anticipo di pareggio di bilancio

Il lungo tunnel della crisi cominciata nel 2008 non vede luce.

Una crisi che nel nostro Paese ha messo in ginocchio un sistema imprese debole e sotto capitalizzato,  che ha drammaticamente colpito il mondo del lavoro e l'occupazione e che rischia di bruciare le speranze delle nuove generazioni. 

 L'accelerazione della speculazione sui debiti pubblici dei Paesi dell'euro zona e l'incapacità dell'Europa ad attuare una vera politica unitaria sta rischiando di far naufragare un processo storico irripetibile facendone pagare il prezzo alle classi sociali più povere. Il nuovo Patto di stabilità europeo non assume l'equità e la solidarietà tra Stati Membri come obiettivo, e tende a deprimere e rinviare la crescita.

La crescita non può però essere posticipata alla correzione dei conti; sono due cose che vanno di pari passo, anzi la crescita viene prima. Senza crescita non ci sarà ripresa, e senza ripresa i conti pubblici non potranno che peggiorare. Contro questa miopia la CGIL ritiene necessaria una modifica dell'attuale politica economica europea, ma dentro la debolezza della governance europea il Governo italiano mostra ancor di più la propria incapacità ad affrontare una crisi che nel nostro Paese assume una sua propria specifica dimensione storica.

 Dopo tre anni di mancato riconoscimento della crisi, di conti sbagliati, di zero lotta all'evasione e di zero stimoli all'economia, si drammatizza all'improvviso una situazione frutto anche di una inadeguatezza politica riconosciuta da tutti. L'insostenibilità economica e sociale della manovra varata da Governo richiede una proposta alternativa perché insegue il debito senza recuperare la crescita; al contrario produrrà un impatto depressivo sull'economia e una catastrofe sociale sui redditi di lavoratori e pensionati e sull'occupazione.

L'incontro con le parti sociali convocate solo dopo le insistenze dei sindacati e aziende, come abbiamo visto, è stata l'ultima di tante occasioni perse, ed ha mostrato – per l'ennesima volta - un Governo inconcludente, senza idee e diviso al proprio interno; capace solo di proporre interventi draconiani sulle pensioni e resuscitare il fantasma dell'articolo 18 , come se oggi la troppa stabilità del lavoro fosse il vero problema del Paese  e viceversa la precarietà (la iper flessibilità) soprattutto giovanile una ineluttabile fatalità.

 La CGIL ritiene possibile, anzi irrinunciabile, una proposta diversa, con misure più eque e di maggiore prospettiva. Ci troviamo oggi costretti ad anticipare il pareggio di bilancio ma non siamo costretti ad accettare la ricetta del governo, che taglia la spesa sociale, la previdenza, i diritti e la crescita.

 Le proposte della CGIL sono precise e concrete:

-un Piano strutturale di lotta all'evasione fiscale e al sommerso: dalle norme sulla tracciabilità ad un vero sistema sanzionatorio e di controllo ad una normativa su appalti e subappalti. Il Piano potrebbe produrre 18 miliardi di euro nel 2012 e 23 miliardi nel 2013.

-l'introduzione di una Imposta straordinaria sui Grandi Immobili. Tale misura potrebbe portare un gettito calcolato in circa 18 miliardi di euro.

-Una imposta ordinaria sulle grandi ricchezze ispirata al modello francese. Gettito previsto 15 miliardi ogni anno.

-Armonizzazione a livello europeo della tassazione sulle rendite finanziarie, introducendo una sola aliquota intermedia al 20%. L'operazione porterebbe nelle casse dello Stato 4,5 miliardi di euro ogni anno.

-Riduzione dei costi della politica. Sono possibili varie misure ai vari livelli delle funzioni amministrative e istituzionali. Risparmio di spesa possibile: 3 miliardi di euro.

-Aumento della tassa di successione, modificando criteri catastali e seguendo il principio della progressività. Gettito previsto 2 miliardi di euro ogni anno.

Le maggiori risorse derivanti da questa misura (1 miliardo circa ogni anno) dovranno essere destinate ad un incentivo diretto di natura straordinaria per l'inserimento dei giovani nel mercato del lavoro.

 Si tratta, come si vede, di proposte concrete con le proprie voci economiche di riferimento.

La CGIL è pronta a discutere ma non può accettare che si continui a chiedere più sacrifici a chi ha meno e a chi ha sempre dato.  Di fronte ad una situazione veramente straordinaria il Governo non può esimersi dal dare risposte straordinarie e coraggiose, che sappiano rispondere ai bisogni di sostenibilità finanziaria ma al contempo che siano coerenti al dettato costituzionale di progressività dei sacrifici da chiedere ai cittadini. Insomma responsabilità ma anche giustizia nelle misure da adottare. Condizioni che questo governo sembra non avere naturalmente nel suo DNA.

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