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Cassa integrazione, anche a Parma dati allarmanti

17 Ottobre 2011
L'analisi della Cgil territoriale

La Cgil lancia l'allarme: riparte a settembre a livello nazionale la corsa della Cassa integrazione. La richiesta di ore di CIG è infatti cresciuta di circa il 50% rispetto ad agosto, azzerando la riduzione registrata nei tre mesi precedenti e mettendo a segno la quarta richiesta più alta dell'anno in corso.

 

Nemmeno la fotografia della situazione a Parma è delle più confortanti. Analizzando i dati del periodo da gennaio a settembre (che in quanto tali sono significativi dell’andamento strutturali) si evince che la Cassa Integrazione Ordinaria (CIGO) ha fatto registrare nel 2011 658mila ore contro 1.233.906 del 2010 e 1.347.691 del 2009. Di fatto un dimezzamento rispetto ai due anni di picco della crisi. Tuttavia, i dati del 2011, rispetto agli anni precedenti la crisi, sono di 4/5 superiori, per cui la situazione è ancora decisamente fuori dalla norma.

 

A questo si devono aggiungere i dati relativi alla Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS), uno strumento che molto spesso sfocia in licenziamenti collettivi: il 2011 con 1.248.275 ore segna un raddoppio sul 2010, in cui le ore autorizzate erano state 618.141 ore. Negli anni precedenti la media era di circa 110.000 ore: siamo dunque a 10 volte in più.

 

A questi ammortizzatori sociali si aggiunge poi la Cassa Integrazione in Deroga (CIGD), uno strumento che non esisteva prima del 2010 e che nel 2011 ha fatto registrare 986.320 ore autorizzate a fronte di 1.181.000 ore dell’anno precedente, con un calo dunque solo del 16,5%.

Rispetto alle altre province della Regione la situazione di Parma si conferma meno grave: infatti la somma di CIGO, CIGS, CIGD nella nostra provincia è di 2.892.000 ore, mentre a Reggio Emilia le ore totali autorizzate sono state 7.445.000 ore e a Piacenza (provincia di minori dimensioni) 3.796.000 ore. Tuttavia, secondo la Cgil territoriale occorre, fare attenzione a non assuefarsi alla crisi.

 

È inoltre da segnalare che soprattutto le aziende più piccole dei settori più deboli non sono più in grado di anticipare i trattamenti economici durante i periodi di sospensione, elemento che comporta dei “buchi” di reddito per molti lavoratori e famiglie già provati dalle difficoltà più generali.

 

A supporto del fatto che non è tempo di facili ottimismi si rende noto che l'Ufficio Vertenze della Cgil di Parma sta seguendo attualmente ben 41 fallimenti aperti nell’anno in corso, senza contare i concordati preventivi.

 

L'andamento del mercato del lavoro, relativamente alle nuove assunzioni, è segnato dalla crescita esponenziale della precarietà, un fatto assodato che fa il paio con dati come quelli emersi dalla ricerca Excelsior della Camera di Commercio di Parma, che segnalano un calo di offerta delle assunzioni di personale laureato, a significare che la creazione di occupazione si concentra in settori e aziende poco innovativi. Tutto ciò evidenzia una volta di più il problema di un sistema economico sempre più duale, dove la parte qualificata si fa nicchia.

 

Cresce insomma la sofferenza sociale dei lavoratori come dimostra, tra i tanti indicatori, l'utilizzo massiccio delle misure di sostegno al reddito messe a punto dalla Provincia in accordo con le parti sociali e grazie al contributo della Fondazione CariParma.

 

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