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“Basta con la favola del gigante buono: solo violenza e meschinità dietro l’uccisione di Gouesh”.

11 Aprile 2011
Dichiarazione di Lisa Gattini, responsabile Coordinamento Donne Cgil Parma

“La bella etiope ed il gigante buono. Sembrerebbe una favola ed invece è la tragedia di una vita che si spegne a 24 anni. Gouesh Woldmichael Gebrehiwot, uccisa a colpi di pistola una settimana fa. Leggiamo che il gigante buono era un uomo generoso con gli amici, un omone tranquillo che finito il suo tresette portava il cioccolatino alla mamma. Un po' troppo.

Sfrondando le cronache da aggettivazioni sentimental-romantiche restano i fatti. Atroci, nudi e crudi. Ossia un uomo di buona costituzione, che esce di casa con una Beretta calibro 7,65, la punta alla tempia di una donna, le spara. Poi spara ancora all'addome, la getta in una vasca di cemento e poi scava la sua fossa con un escavatore, due metri sotto terra.

Perché lo abbia fatto non toglie o aggiunge nulla alla sequenza terribile degli atti compiuti; non esiste mai una ragione sufficiente a giustificare comportamenti di inaudita violenza e profonda meschinità. Violenza e meschinità di un maschio piagnone che ci racconterà il suo dramma personale, e lo racconterà “da vivo”, naturalmente.

Ma Gouesch è morta e con lei il suo racconto di donna che stava per concretizzare un suo progetto, e della quale non conosceremo mai le fatiche, le aspettative e le umiliazioni.

Il fatto è che questa non è una favola; le favole spaventano ed insegnano ed i loro contorni sono chiari: l'orco è l'orco, le principesse sono principesse e i giganti buoni sono i giganti buoni.

Il fatto è che questa è la squallida rete nella quale ancora molte donne di dibattono e che non è di lezione a nessuno. Una realtà in cui il corpo di una donna è una merce; se piace la si compra, quando non soddisfa la si cambia, ma se si scopre che non è un oggetto, superato il momentaneo sconcerto, se ne ha terrore e la si distrugge. Forse un pezzo della storia di Gouesch sta qui.

Da anni scriviamo di queste storie, declinandole a seconda dei fatti accaduti a donne vittime di violenze, di donne morte ammazzate. Vere e proprie esecuzioni. Continueremo a scriverne finché non sarà chiaro che noi donne non siamo proprietà di nessuno, né dei padri, né dei figli, né dei compagni o mariti. Occorre cultura, scuola , dialogo, per spaccare le maschere ed i ruoli; occorre il ritorno a relazioni vere tra uomini e donne che superino il modello del mero scambio.

Il modello imperante va oggi in direzione contraria ma noi donne, nelle piazze del 13 febbraio, abbiamo detto qualcosa di preciso a chi ha saputo ascoltarle e quando ci troveremo ancora porteremo con noi anche Gouesch”.

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